Parto da un estratto preso da uno dei principali testi di riferimento sullo Yoga universalmente riconosciuti, l’hathayoga-pradīpikā (Svātmārāma; XV secolo), che ho approfondito questa estate, e che espone in maniera estremamente chiara e diretta un concetto chiave: Noi siamo il nostro respiro.

HYP 2.2

“Quando il respiro è instabile, la mente è instabile; quando il respiro è stabile, la mente è stabile e lo yogin raggiunge la stasi: perciò è necessario controllare il respiro.”

HYP 2.3

“Si dice che c’è vita fintanto che nel corpo c’è il soffio vitale; la morte è la sua fuoriuscita: perciò bisogna bloccare il soffio vitale.”

In questi versi ci sono molteplici livelli di interpretazione, l’hathayoga-pradīpikā è un testo esoterico che per molti aspetti deve essere interpretato oltre il messaggio più materiale e immediato, ma in questo caso possiamo comprendere molto bene il concetto di fondo. Nello Yoga la pratica del Pranayama, ovvero il controllo del respiro, è associata alla nostra forza vitale, come appunto possiamo leggere in questi versi. Il respiro quindi non rappresenta solo il gesto meccanico dell’inspirare ed espirare aria, bensì con questa azione, noi immettiamo Prana, l’energia vitale (parliamo di energie sottili, che permeano il nostro corpo) e, con l’espiro, eliminiamo l’Apana, ovvero gli scarti energetici dal nostro sistema, in un ciclo continuo di ricerca dell’equilibrio. Comprendiamo dunque che imparare a conoscere e usare il nostro respiro in modo consapevole ci permette di avere degli effetti molto ampi sul nostro sistema energetico e vitale. Da cui l’importanza del trattenimento del respiro, Kumbhaka, definito il vero Pranayama, che ci permette di rallentare la decadenza corporea aumentando il soffio vitale nel nostro sistema. La pratica del Pranayama è un aspetto davvero affascinante dello Yoga e, anche se volessimo tralasciare tutti i livelli più esoterici, basti pensare che il semplice controllo del respiro ci permette di eliminare meccanicamente l’ansia (grazie alle azioni dirette sul sistema nervoso) e di raggiungere stati di profondo rilassamento, o al contrario, di uscire dalla letargia per riattivare il nostro sistema.

La mia esperienza diretta, che mi ha visto soffrire per anni di ansia cronica e attacchi di panico, è il primo messaggio che voglio portare per dimostrare gli effetti incredibili di questa pratica. Se sei incuriosito e vuoi sperimentare e imparare la pratica del Pranayama, elevando la qualità della tua vita, vieni a praticare con me 🙂

Namastè

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