Lo spunto per questo approfondimento viene dall’ascolto di una masterclass di Sharon Gannon (cofondatrice insieme a David Life del Jivamukti Yoga). Mi piace sempre citare gli spunti delle riflessioni cosicché ognuno possa in autonomia approfondire a propria volta e magari trarre delle intuizioni proprie, scrivetemi pure se avete pensieri da condividere, sono felice di ascoltarvi. Per quanto mi riguarda vorrei far emergere un aspetto importante della pratica yogica, ovvero Viveka, il discernimento. Sharon in questa masterclass porta l’attenzione sulla problematica legata ai pregiudizi, ai preconcetti, e questo mi fa immediatamente pensare all’automatismo in cui spesso ci troviamo a vivere, compiendo delle scelte sulla base di un sistema che va da solo, seguendo ciò che viene fatto dagli altri, senza porci domande.

Questo modo di agire spesso perpetua atteggiamenti deleterei per noi stessi e per il mondo in cui viviamo, verso l’ambiente, verso la natura, ma anche verso chi è diverso da noi. Ci porta a seguire una strada tracciata in passato sulla base di ineguaglianze, oppressioni e sfruttamento.

Ed è proprio qui che entra in gioco Viveka. La nostra capacità di discernere fra cosa è bene e cosa è male, fra cosa è giusto e cosa è sbagliato, pensando che ogni azione debba elevarci, portare del bene nel mondo, portare luce e non sofferenza, andare verso il dharma, la giusta azione. Soprattutto in un momento buio come quello che stiamo vivendo, la nostra capacità di discernere e di agire di conseguenza è ciò a cui dobbiamo connetterci maggiormente, per fare la nostra parte nel mondo, per portare luce ed elevarci al bene. Come dice Krishnamurti, da dei piccoli focherelli può nascere un incendio. Il discernimento è ciò che ci rende liberi, è lo strumento che ci permette di staccare il pilota automatico della nostra vita e di scegliere la direzione da prendere. I testi antichi dello Yoga ci danno una chiara bussola per usare il discernimento, ci dicono esattamente come capire dove c’è il bene e verso quale direzione andare. Non dimentichiamo che con ogni azione, ogni pensiero, e ogni parola, stiamo facendo un passo verso qualcosa, possiamo scegliere se fare questo passo verso la luce, verso ciò che ci eleva e ci fa bene, oppure verso la sofferenza, verso il dolore, per noi stessi ma anche per gli altri.

Per essere liberi dobbiamo comprendere che ogni nostra singola azione (compresi pensieri e parole) ha una conseguenza sulla nostra evoluzione e su quella del mondo, sulle persone attorno a noi, questa consapevolezza ci libera dai pregiudizi, dai preconcetti, dagli automatismi dettati dall’esterno, siamo noi a scegliere la direzione che vogliamo prendere. Non è sicuramente semplice, ma possiamo lavorarci ogni giorno, con le pratiche yogiche e con lo studio, io ci provo, e voi? 🙂

Namastè

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