In questo periodo sto leggendo Il libro rosso di Jung, un trattato profondo e visionario sulla psiche umana dello psichiatra e filosofo svizzero che mi sta dando veramente tanti spunti di riflessione sulla vita, ma anche sulla pratica dello Yoga.

Vi riporto questo estratto da cui è partita la mia riflessione di oggi:

 

“Se non ti capita nessuna avventura all’esterno, non te ne capitano neppure nel tuo mondo interiore. La parte del Diavolo che hai accolto, ossia la gioia, ti procura l’avventura. Lì troverai sia il tuo limite più basso, sia quello più alto. 

Questo ti è necessario per conoscere i tuoi limiti. Se non li conosci, ti muovi entro i confini artificiali della tua immaginazione e delle attese del tuo prossimo. La tua vita però mal sopporta di essere bloccata da barriere artificiali. La vita vuole saltarle, tali barriere, e tu finirai così per entrare in discordia con te stesso. 

Queste barriere non sono i tuoi limiti reali, ma una limitazione arbitraria che compie un’ inutile violenza a te stesso. 

Cerca perciò di trovare i tuoi limiti reali. Non li si conosce mai in anticipo, ma li si vede e li si comprende solo quando li si è raggiunti. Ma anche questo ti accade soltanto se hai equilibrio. 

Privo di equilibrio, travalichi i tuoi limiti, senza accorgerti di cosa ti è successo. L’equilibrio però lo raggiungi soltanto alimentando il tuo opposto. Ma questo ti ripugna intimamente perché non è eroico.” 

Questo passo mi ha immediatamente riportato al termine yogico Karma.

Karma, che significa azione, è l’azione che noi dobbiamo fare e che siamo venuti al mondo per fare. Ci troviamo su questo pianeta, in questo corpo, per agire nel mondo materiale, per fare esperienze, questo è il motivo per cui siamo qui.

Per questo, anche se spesso ci troviamo frenati dalle paure e dai dubbi creati dalla nostra mente, dobbiamo ricordarci che l’azione, il fare esperienza, liberi dalla paura dell’ignoto e dello sconosciuto, è esattamente il motivo per cui ci troviamo su questa terra.

Mettersi in gioco fa paura, il sicuro e conosciuto è più facile da affrontare dell’incerto e di quello che non capiamo.

Il karma però – così come questo estratto di Jung, ci dice che ogni cosa che ci accade è uno strumento per conoscerci meglio, per far emergere lati della nostra persona che fanno parte del nostro subconscio e che ci guidano a nostra insaputa. Tramite le esperienze che facciamo diveniamo sempre più coscienti di come siamo veramente, della nostra vera natura.

L’esperienza che facciamo con il corpo, con le relazioni, con tutti gli strumenti che il mondo dei sensi ci dà, è esperienza non fine a se stessa, ma come veicolo per andare oltre. All’essenza più alta della nostra vera natura, la scoperta della nostra anima.

Karma è proprio questo, agire per far sì che ciò per cui siamo venuti al mondo accada.

Namastè, Clara.

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